La pioggia, a dire il vero, è
soltanto una scusa: il Libeccio impetuoso che spira costante da sud sgombra il
cielo d’ogni traccia d’umido, concedendoci terse notti stellate e giornate
assolate sempre più lunghe.
Ci prendiamo una pausa di
assoluto godimento: la tenda è piazzata davanti al centro visite dell’oasi del wwf del lago di
Burano – la prima ad essere istituita in Italia nel 1980 – che preserva uno
dei tratti costieri incontaminati meglio conservati della regione; il tramonto
brumoso si accende dello stormire garrulo di schiere multiformi d’uccelli, che
si radunano in massa tra le fronde a lanciarsi commenti acuti sulle proprie peripezie
quotidiane e a sfottere con lunghi fischi striduli e allegri i loro cugini
acquatici che sguazzano placidi tra i canneti ondeggianti; al crepuscolo
s’innalza maestoso il concerto sinfonico delle ranocchie, che salutano dal raso
iridato di fossi e acquitrini il velluto lucente del firmamento trapunto del
bagliore opalescente di imperscrutabili sciami siderali.