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venerdì 21 febbraio 2014

Il lago dell'Accesa


Narra la leggenda che in quella florida regione dove le colline metallifere affondano i loro ultimi artigli affusolati nel pelo ispido e arruffato della Maremma grossetana, vivesse un tempo una famiglia di ricchi possidenti terrieri avari e meschini.  La loro ipocrita avidità raggiunse il culmine in un’estate benedetta che un mare di spighe succulente mai visto prima inondava delle sue onde d’oro tutta la valle. I malandrini pensarono bene di sfruttare il lavoro dei mietitori a loro servizio dedicando le fatiche dell’abbondante raccolto alla patrona Sant’Anna. Ma la santa non assistette impassibile all’abuso antiproletario perpetrato in suo nome, e affondò ogni cosa, podere, possidenti, terre e spighe in un profondissimo specchio d’acqua cristallina che riflettesse la sua purezza meglio di un lago dorato di grano.

Così nacque il lago dell’Accesa, che si dice non avere fondo e dove avrebbe trovato dimora un coccodrillo abbandonato da un incauto collezionista d’esotismi.

Si può non visitare un posto così?