Narra la leggenda che in quella
florida regione dove le colline metallifere affondano i loro ultimi artigli affusolati
nel pelo ispido e arruffato della Maremma grossetana, vivesse un tempo una
famiglia di ricchi possidenti terrieri avari e meschini. La loro ipocrita avidità raggiunse il culmine in
un’estate benedetta che un mare di spighe succulente mai visto prima inondava
delle sue onde d’oro tutta la valle. I malandrini pensarono bene di sfruttare
il lavoro dei mietitori a loro servizio dedicando le fatiche dell’abbondante
raccolto alla patrona Sant’Anna. Ma la santa non assistette impassibile all’abuso
antiproletario perpetrato in suo nome, e affondò ogni cosa, podere, possidenti,
terre e spighe in un profondissimo specchio d’acqua cristallina che riflettesse
la sua purezza meglio di un lago dorato di grano.
Così nacque il lago dell’Accesa,
che si dice non avere fondo e dove avrebbe trovato dimora un coccodrillo
abbandonato da un incauto collezionista d’esotismi.
Si può non visitare un posto
così?